Si celebra oggi la “Giornata internazionale della scrittura a mano ”, in inglese “Handwriting Day”, istituita nel 1977 negli Stati Uniti e dedicata in origine all’arte della calligrafia . La scelta della data non è cas uale: il 23 gennaio del 1737 nacque John Hancock , uno dei padri fondatori degli Stati Uniti e primo firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza. Un gesto, quello di Hancock, che sancì la libertà di un Paese proprio attraverso la scrittura. Negli anni, la ricorrenza si è progressivamente orientata alla promozione della scrittura manuale, oggi candidata a diventare patrimonio dell’umanità in quanto bene culturale insostituibile. Celebrare la giornata di oggi significa riaffermare il valore della scrittura a mano in un’epoca fortemente digitale , riscoprendo l’importanza del gesto grafico come abilità fondamentale per lo s viluppo cognitivo, la creatività e l’espressione della personalità individuale.
In questa occasione, Marianna Ravazzini grafologa forense dell’età evolutiva, educatrice del gesto grafico e Presidente del Comitato Tecnico Scientifico di Cesiog (Centro Studi Italiano per l’Orientamento Grafologico), ha rilasciato un’intervista alla nostra redazione, offrendo un’articolata riflessione sulle conseguenze del progressivo abbandono della scrittura manuale. Secondo l’esperta, ci troviamo di fronte a una situazione storica senza precedenti : molti alunni non imparano più a scrivere in corsivo e, in alcuni casi, vengono dispensati anche dallo stampat o maiuscolo in favore della digitazione su tastiera. Parallelamente, sempre più adulti smettono di scrivere a mano, mentre i bambini vengono esposti ai dispositivi digitali già prima dell’ingresso a scuola. “Per la prima volta nella storia, da quando è sta ta ideata la scrittura manuale, stiamo assistendo a un’ inversione di tendenza .” ha ribadito Ravazzini. E i grafologi si chiedono quale potrà essere l’impatto di un tale cambiamento sul modo in cui la mente umana opera.
I dati raccolti negli ultimi anni han no generato particolare preoccupazione tra gli specialisti: le statistiche ministeriali mostrano in effetti un incremento progressivo delle diagnosi di DSA a partire dal 2010. Negli ultimi sette anni , l’aumento delle certificazioni è stato particolarmente significativo: la disgrafia ha registrato una crescita del 192%192%, seguita da disortografia (+175,3%) e discalculia (+189%). I grafologi ipotizzano una possibile correlazione tra queste evidenze e l’abbandono della scrittura manuale. “Ci siamo accorti che a furia di non scrivere a mano, e soprattutto in corsivo, il cervello cambia ”, ha sottolineato Ravazzini. “La plasticità del cervello si sta ridefinendo, così come i tempi dell’attenzione. Per esempio, nei bambini ci sono sempre più diagnosi di deficit atten tivi, ADHD, disturbi oppositivo provocatori”. Secondo gli specialisti, l’esposizione precoce e prolungata ai dispositivi digitali durante l’infanzia, ovvero una fase cruciale dello sviluppo cerebrale , può tradursi in difficoltà di attenzione e memoria, per dita di concentrazione, ansia, aggressività e un generale declino delle capacità di apprendimento . Da qui la necessità di ripensare una didattica della scrittura che includa, quando necessario, la figura del grafologo educatore del gesto grafico.
